Three questions: introducing Urban Harvest.

Urban Harvest ha in progetto 35,000 metri quadri su cui coltivare aromatiche. A Brussels, a fianco di un canale navigabile?

FoodMet è un rinnovato centro di mercato a uso misto e si trova nel quartiere degli immigrati di Anderlecht, Bruxelles, Belgio, appena un paio di chilometri dalla stazione centrale. Fino agli anni ’80 Anderlecht è stato forse il quartiere simbolo del macello, storicamente il centro dell'industria della carne in Belgio, della lavorazione della carne, e non solo per la città ma per tutto il Benelux. Alla chiusura dell’ultimo macello, verso la metà degli anni ‘90, il vecchio mattatoio, l’Abbattoir de Anderlecht come ancora oggi gli abitanti della zona continuano delicatamente a volerlo chiamare, ha subito una profonda operazione di re-design urbano gestito da ORG Architecture che ha rigenerato un distretto in empasse.
Il nuovo mercato, disegnato con il linguaggio marziale della paratassi compositiva, si unisce a un'imponente sala del 19 ° secolo in ferro e vetro - in uso come macello fino agli anni '90 - e a un grande mercato all'aperto, entrambi centri delle comunità immigrate del Belgio. Qui, da circa 5 anni, dopo presentazioni, studi, premi e dialogo con le comunità, viene celebrata la vita di mercato e la forte presenza civica.
Visitando Foodmet ti aspetti di trovare una sorta di continuità con la tradizione più ampia e di fatto ancora ti imbatti in spazi di lavorazione della carne come delle più sofisticate arti della charcuterie. E’ un po’ l’aura che circonda le vie strette del quartiere che lo circondano, ansiose, nascoste. Un quartiere che ti accoglie spesso in silenzio, osservandoti, per poi scoppiare improvvisamente in raduni multietnici, piazze come tavolozze di colori, palazzine dai mattoni gialli argillosi, abbuiati dal tempo.
E’ nel vecchio Abbattoir che circa due anni fa Alexandre Van Deun e Olivier Paulus decidono di spostare il loro progetto, la loro azienda, Urban Harvest.
Urban Harvest https://www.urbanharvest.eu/ è una sfida alla nuova agricoltura, nel pieno centro della tradizione dei mercati. Nella loro Vertical Farm Alexandre e Olivier producono herbs, aromatiche, micrortaggi, insalate, si definiscono “.. la più grande Vertical Farm del Benelux”.
Alexandre ci racconta la loro storia, il loro progetto, come tutto è nato.
“E’ nato pochi anni fa, dalle nostre esperienze molto lontane dalla crescita delle piante! -ride- ma Olivier è Ingegnere Industriale di formazione e quindi è stato in grado di disegnare e progettare in due mesi (da marzo a maggio 2018) le basi del nostro sistema di base, che include approvvigionamento idrico, assorbimento C02 e gestione dei LED.”
Entrambi in un passato molto più vicino al Business Development che alla agricoltura, ma insomma, il progetto prende velocemente forma, forse per la caparbietà dei soci, molto attivi, empatici: “Abbiamo lavorato per 16 ore al giorno, sette giorni alla settimana. Ne siamo molto orgogliosi!”.
“All'inizio non avevamo idea di come coltivare una pianta! Non sapevamo come passare dal seme alla pianta, di quale temperatura ha bisogno una pianta durante il giorno, la notte, quale livello di umidità? Come combinare i parametri di sviluppo di un ambiente indoro controllato e la crescita? Sempre tenendo d’occhio il corretto placement di mercato e il giusto prezzo.”
Esistevano di certo, già pochi anni fa, numerose soluzioni chiavi in mano, aziende proiettate nel futuro, alcune peraltro non molto distanti.
Ma Alexandre e Olivier non sono così troppo convinti di ciò che offriva il mercato dei sistemi verticali e decidono quindi di progettare il proprio sistema, appunto molto velocemente, in un paio di mesi di lavoro.
La prima Farm di Urban Harvest era situata in un piccolo magazzino annesso però a un supermercato, cosa che ha permesso velocemente di stabilire un contatto diretto con i gestori, i dipendenti e i clienti del luogo, la fortuna di testare con veri early adopters la prima fase di MVP.
E i feedbacks esplodono!
Così, all’inizio del 2018, chiudono un primo round di 250,000 euro con 4 business angels al fine di raccogliere i fondi necessari per costruire una fattoria verticale più grande ed iniziano le consegne ai supermercati, forti di un accordo sottoscritto con Delhaize Group, player importante nell’area metropolitana di Brussels. Consegnano aromatiche principalmente, coriandolo, basilico, prezzemolo, e subito si accorgono di quanta massa assoluta in più avessero bisogno. Le vaschette da 80 grammi andavano a ruba e alla fine del 2018 si spostano finalmente all’Abbatoir de Anderlecht, dove dividono le vecchie strutture con Le Champignon de Bruxelles https://www.lechampignondebruxelles.be/en/ e con BIGH Farm https://bigh.farm/, la più grande serra urbana del Belgio, con oltre 2000 mq di serra acquaponica e altrettanti 2000 mq di roof garden sui tetti del FoodMet.
"Al momento, coltiviamo su cinque o sei livelli in una Farm di 1.400 mq. Disponiamo di tutte le erbe aromatiche tradizionali in vaso, e produciamo anche erbe aromatiche speciali richieste dai nostri clienti, sempre interessati alle novità. Quindi siamo sempre impegnati a testare nuovi prodotti e tecniche di coltivazione per rispondere alle loro esigenze”.
Oggi Urban Harvest è, racconta Alexandre, il secondo maggior produttore di aromatiche in Belgio e hanno desiderio di espandersi in tutta Europa a partire dalla fine del 2020. Produce e consegna aromatiche su medium vari, naturali, coconut fibers e altro, in pod da 80 grammi, con una shelf-life molto interessante.
Le aromatiche sono da sempre il focus di Urban Harvest. Basilico, prezzemolo, oggi anche lo sviluppo della menta, per esempio, tradizionalmente arduo per la difficoltà di accesso alle semenza, tutte chiavi di accesso ai canali di mercato.

Nonostante la rapida crescita, mi ha colpito però la semplicità del modello di sviluppo che Alexandre mi racconta.
Sin dall’inizio, con esperienze distanti dal settore in cui andavano a tuffarsi, Olivier e Alexandre hanno cercato di impostare lo sviluppo del loro business cercando di trovare risposte a tre semplici domande:
Come. Come fare crescere un prodotto commercialmente sostenibile e vendibile? E con quali tecnologie?
Traction. Come sarebbero stati in grado di venderlo?
Ma sopratutto:
Ci piacerà fare gli In-Farmers?
Le risposte portano a percorrere il progetto sempre con l’occhio al consumo, cercando di implementare passo dopo passo il sistema, senza che questo portasse all’innalzamento del retail price e mantenendo il corretto margine di prodotto. Il sistema non è completamente automatizzato, come tiene a precisare più volte Alexandre: “L’automazione non è possibile per tutti, per ogni progetto, ad ogni step di scala del progetto”. Questo è il motivo per cui abbiamo deciso di concentrarci solo su quei processi che ha senso automatizzare, cercando di preservare in parte il lavoro umano. Semina automatizzata, ma raccolta manuale, così ci permettiamo un controllo ulteriore al prodotto”.
Gli obiettivi di Urban Harvest sono davvero ambiziosi. "Da quando siamo partiti, la prima struttura è arrivata presto al suo limite e quindi abbiamo cercato una nuova postazione. Per il futuro abbiamo intenzione di rimanere a Brussels, forse in un sito adiacente al canale acquatico che vogliamo utilizzare per il trasporto delle materie prime, invece del trasporto su strada. Oppure, chissà, le nostre scelte seguiranno altre strade e valutazioni per siti con un appeal maggiore e con una gestione logistica migliore. Vediamo. Certo è che ci ingrandiremo”.
L’impegno è per la costruzione di una nuova Farm ambiziosa, almeno nelle dimensioni, ma siamo sicuri adattata al loro modello. Entro la fine del 2021, infatti, Alexandre e Olivier hanno in progetto la nuova factory che ospiterà 25,000-35,000 metri quadrati di growing, su una coltivazione a 15 livelli di crescita, sempre con una meccanica semplicistica, seppur in dieci metri di altezza.
Un progetto molto ambizioso, ma siamo certi che porteranno a termine.
La semplicità ancora una volta traina e fa da guida tra le difficoltà di sviluppo di ogni progetto, anche di Urban Harvest. Vero, il passato dei due soci e la familiarità con la gestione dei modelli di sviluppo del business o dei canali di traction, la squisita naturalezza con cui dividono i canali di entrata sul mercato, certo questo facilita. Ma non deve sembrare solo una conseguenza naturale di una dote o esperienza maturata. Serve sacrificio, dedizione, passione, semplicità e ricerca della soddisfazione. Ecco perché, dopo aver trascorso del tempo con Alexandre e Olivier a raccontarci progetti e sogni, siamo certi che arriveranno.

Source: autore.
Photo Credits: courtesy Urban Harvest

Urban Harvest
Abbattoir de Anderlecht
Brussels- Belgium
www.urbanharvest.eu

contact:
Alexandre Van Deun
Co-Founder
alexandre@urbanharvest.eu

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