Vi racconto Agricola Moderna.

Operativa da pochi mesi a Melzo, Milano, Agricola Moderna si presenta con tre intelligenti mix distribuiti da Carrefour in Lombardia.

Voglio raccontare di Agricola Moderna.
Non vorrei però percorrere il consueto approccio e ricordare così le esperienze dei due fondatori, i loro diversi settori di provenienza, un passato commerciale nel food&beverage che riesce ad attrarre una altissima formazione ingegneristica energetica, il percorso, la scommessa e il Vertical Farming. Avendo avuto l’opportunità di incontrare due persone integre come Pierluigi e Benjamin voglio perciò cercare di raccontarli e soffermarmi su come davvero il loro prodotto sia il loro riflesso, come persone, attitudini, esperienza.

Tempo fa ho visitato i locali di una Agricola Moderna in pieno sviluppo, allestita in uno spazio nel pieno centro del Milano Food District, un polo didattico e incubatore di startup che fa coesistere realtà differenti tra i cortili della vecchia Milano. Un ambiente tanto informale quanto brulicante di attenzione e professionalità, un piccolo spazio tutto sommato, ma che ben si confaceva ai due soci. Un breve corridoio all’aperto, ombroso, ma che riconosco, consueto se hai vissuto la città, un inaspettato cortile interno di una storica casa di ringhiera, il classico odore di muro umido da giornate nebbiose che si miscelava a profumi di cucina globale, biciclette appoggiate, pozzanghere, motorini lì, a lato, veloci persone che condividono le balconate comuni incrociandosi senza purtroppo, oggi, nulla da raccontarsi.
Una miscela di racconti in pochi metri, che mi hanno riportato alla tradizione, ma che rapido ho compreso quanto invece riescano oggi a riscriverla. Mix e Tradizione.

Mi accoglie Pierluigi sulla soglia del suo spazio, con una postura gentile, come si attende un amico che hai piacere di ritrovare dopo anni, ma, beh, sì, era quella la prima occasione di incontrarci.
Entriamo, perché entrambi ansimavamo dalla voglia di, io, conoscere, lui far conoscere. Mi dimentico banalmente di portare con me alcune copie del mio ultimo libro “Vertical Farming” da poter omaggiare, e me ne dispiaccio. Sincero.
Agricola Moderna era allestita in un semplice spazio, non molto ampio. Quello che in origine poteva essere un locale di interfaccia di ingresso, una accoglienza, forse l’ufficio in cui i due soci organizzavano il progetto, e che filtrava l’accesso al laboratorio verticale sul retro, oggi era fitta e riempita in ogni angolo di spazio, che lasciava solo uno stretto passaggio attorno ad un tavolo centrale su operavano attenti ragazzi di ogni parte del mondo, un team di data scientists, ingegneri, agronomi, marketing, controllo qualità, software developers.
Era lo spazio che fendeva ripetutamente Pierluigi, solare, attento, brulicante, operoso, in cui carte e progetti si accatastavano gli uni sull’altri, appunti, note di lavoro, schemi di sviluppo codici, basi di flow algoritmici. Sacchi avviati di sementi, campioni, trays, tubi led abbandonati. Mi ha colpito la sincerità.
Niente era preparato, tutto era nel pieno del quotidiano. Non che mi attendessi o meritassi una attenzione del genere, per carità! Anzi, ho trovato la sensazione immancabile dello stare tra persone che ti sembra conoscere da sempre. E questo trasmette Pierluigi, trasparenza, familiarità, cordialità, competenza, apertura e disponibilità. Anche al suo socio, al loro team.
Ricordo come si arroccasse sulla volontà, quasi la necessità di voler far comprendere ciò che stavano costruendo all’interno di quei locali. Il paradigma alla base di ciò, cosa significasse per loro. Un concetto che a dire il vero avevo afferrato sin da subito, ma mi ha colpito molto il modo in cui Pierluigi insisteva nel volere comunicare perché nasceva Agricola Moderna, su quali presupposti: “ L’obiettivo di Agricola Moderna è quello di coltivare ortaggi a basso impatto ambientale tramite il Vertical Farming” mi recita come a chiosare. Agricola Moderna: anche nel nome un mix presente di agricoltura e modernità , tradizione e innovazione , qualità e sostenibilità.
Insistere nel ribadire i propri valori non è mai sbagliato. All’inverso, produce un’onda empatica che in un certo qual modo trascina l’ascoltatore verso il confronto con ciò che si esprime. Non mi ha sorpreso, giorni fa, realizzare come Pierluigi e Benjamin abbiano così definitivamente deciso per una offerta basata su tre prodotti mix, non monocoltura, così, per iniziare. Il mix è la chiave sempre presente nel loro percorso. Un mix che reinventa la tradizione, migliorandola.
Entriamo nel laboratorio, un vero e proprio entusiasmo di strutture in verticale.
Peraltro, divertente, una parete completamente vetrata lo divideva da uno spazio frenetico molto ampio in cui gli aspiranti Chef di Food Genius Academy, i “vicini "di Agricola Moderna, crescevano nei loro tentativi avendo la possibilità di osservare, vedere, ascoltare quel microlaboratorio innovativo che forniva loro prodotti stranamente più sani e completi di quanto potessero trovare nei mercati rionali. E gli Chef hanno iniziato a masticare, nelle loro dialettiche come nei loro assaggi, novità di mercato come la Wasabina, la Senape riccia, lo Spinacino giapponese, Red Mustard, Tatsoi, lattughini romani tradizionali. Coltivate in verticale, con luci variabili.
Benjamin Franchetti è Ingegnere. E lo mostra appieno. Ci salutiamo, scambiamo due parole introduttive - “Facciamo crescere le verdure fuori dalla terra su più livelli e indoor, dunque in un ambiente chiuso e controllato utilizzando l’illuminazione artificiale a led” - bofonchia rapido quasi a rispettar copione, cercando un termine ai convenevoli per gettarsi nuovamente nel suo operare meticoloso, preciso, costante, non una pausa, non uno stacco. Un grande professionista. Osservavo gli scaffali sovrapposti che ospitavano piccole produzioni, batch di testing, esperimenti e ricerche. Tutto era in divenire, si comprendeva, test su differenti tubi led, un vero e proprio catalogo di sistemi di ventilazione, raccordi, sensori. Ospitavano micro, orientali, Baby, tutto presente o persino già archiviato e catalogato, pronto sembrava per il salto di scala.
E arriva, infatti . “Modulando lunghezze d’onde e nutrienti è come se ci spostassimo in giro per il mondo, ricreando di volta in volta i microclimi adatti alla pianta che vogliamo coltivare. Di norma i nostri prodotti hanno un sapore più deciso e una texture più croccante” lo salva Pierluigi. “Stiamo ora spostandoci, a breve avremo uno spazio molto più ampio, saranno circa 1.500 mq, forse qualcosa in più”, continua liberando il suo efficace socio verso operazioni di check e controllo sulle crescite. “Ci sposteremo in un’area non così centrale, abbiamo necessità di spazi, ma sempre a ridosso della città. Crediamo nel chilometro zero più di ogni altra cosa. Vorremmo far passare il concetto che i nostri prodotti saranno sempre freschissimi perché non faranno magazzino: quando raccogliamo gli ortaggi, questi vengono subito messi in vendita. Un polmone produttivo che crea cibo accanto alla città, il che significa anche un risparmio energetico dal punto di vista dei trasporti”.
Un concetto portato avanti sino ad oggi, ben presente sulla moderna impostazione grafica del packaging prodotto: Close to You.
Il ricordo che porto di quella visita è edificante. Anche, mi accorgo, per un proficuo condivisibile proseguo futuro.
Sono passati mesi, in cui costantemente la curiosità ci spingeva a chiedere gli sviluppi, le difficoltà possibili di ognuno, Pierluigi era sempre disponibile e aperto. “Sì, sì, proseguiamo, andiamo avanti” mi ripeteva come a confermarselo.
Oggi due persone temerarie ma tenaci sono finalmente operative nei 1.500 metri di Melzo e nei prossimi giorni i loro prodotti saranno su una ventina di Carrefour lombardi in confezioni da 80 grammi, monoporzione. Prodotti da Vertical Farming.
Durante le nostre conversazioni Pierluigi Giuliani e Benjamin Franchetti hanno sempre fatto leva sui concetti strutturali di Agricola Moderna. La semplice ma benevola insistenza con cui difendevano e iteravano le basi del loro progetto è oggi così, in maniera naturale, definitivamente palesata sulla impostazione e scelta di catalogo di prodotto.
Il prodotto di Agricola Moderna è tra i primissimi prodotti da Vertical Farming e completamente italiani in scaffali nei supermercati. Lo fa da un lato entrando in un mercato quale quello del Ready-to-Eat ancora legato a corda doppia alla tradizione della agricoltura italiana, al contadino, all’orto quasi. Di contro comunicando i pregi di questa impostazione di coltivazione, marcandone i sacrifici per realizzarla. I tre mix in catalogo, Spicy Baby, Baby Lattuga, Japanese Mix, si presentano in offerta di I Gamma, una “ I Gamma evoluta!”, mi serrava stretto Pierluigi, lasciandomi efficacemente in sospensione il suo concetto di “evoluto”. Un packaging riconoscibile, riciclato e riciclabile, ad un prezzo che rimarrà al di sotto dei due euro, fasciato da etichette da colori freschi e calmi e pallidi quasi da palette parisian-chic degli spazi haussmanniani: pesca, verde the, ceruleo.
Beh, nei giorni passati, inviandomi le immagini in anteprima dei packaging, Pierluigi mi ha ripetuto come fossi il primo a poterle pubblicare, ancor prima che mostrarle al consumo in scaffale, e questo mi reca enorme piacere.
Nell’impianto di Melzo oggi Pierluigi, Benjamin e tutto il team operoso di Agricola Moderna compiono un grande balzo. Lo realizzano per loro stessi, per il sacrificio e la temerarietà con cui hanno condotto sin qui loro progetto. Hanno visto crescere, tra successi ed errori, i loro prodotti, li hanno migliorati, ottimizzati, ne hanno esaltato caratteristiche e texture. Con le difficoltà spesso di spazi ristretti, di una logistica urbana, micro-urbana, ma lo hanno fatto. Ci sono arrivati.
Non so se comprendano appieno che è come se balzassero assieme a molti altri, però. Il prodotto di Agricola Moderna è tra i primissimi prodotti di Vertical Farming a togliersi la maschera ed entrare a piè pari in un mercato ancora ahimè molto legato alla tradizione. Un mercato, la GDO, in cui ogni format di vendita miraggio il consumatore con tentativi spesso anche goffi di cavalcare “innovazione” di prodotto, purtroppo spesso ricondotta a mix costruiti su feedback di consumo generici o pilotati.
Oggi, se abbiamo davvero bisogno di ri-costruire i paradigmi di sicurezza del cibo, sopratutto di accesso e disponibilità di cibo, beh, allora il grande balzo di Agricola Moderna è di tutti e per tutti.

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AGRICOLA MODERNA
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