Perché il Vertical Farming?

Perché sembra che oggi tutti si interessino al Vertical Farming? Quali sono i presupposti? Cerchiamo di riassumere, molto schematicamente, i perché della necessità di soluzioni alternative come il Vertical.

Un breve post, a continua richiesta, il mio personale punto di vista sui perché del crescente interesse al Vertical Farming.

Il recente - Agosto 2019 - Report di IPCC Intergovernmental Panel on Climate Change www.ipcc.ch conferma tra l’altro le previsioni di flusso demografico per i prossimi 30 anni.
Si prevede, infatti, che al 2050 il 70% della popolazione mondiale risieda nelle aree metropolitane, quando oggi siamo su una soglia di equilibrio tra popolazione urbana 48% e rurale 52%. Oggi nel mondo vengono stimati 7,7 Miliardi di persone, circa 9,7 miliardi al 2050, una crescita di 2 miliardi in 30 anni. I dati percentuali significano quindi che al 2050 circa 7 miliardi di persone dimoreranno in aree urbane, dove attualmente risiedono 3,7 miliardi - il 48% di 7,7 miliardi di persone.
Quindi, riassumendo, nei prossimi 30 anni la popolazione urbana andrà sostanzialmente a duplicarsi. Si riverserà nelle città quasi la totalità numerica della popolazione attuale.

Secondo un rapporto FAO http://www.fao.org/nr/solaw/solaw-home/en/ quasi il 40% della superficie terrestre è sottoposta alle attività agricole e zootecniche, con una porzione di suolo idoneo alla coltivazione pari a 4,4 miliardi di ettari (ossia 146 volte l’Italia). Eppure negli ultimi 40 anni è diventato improduttivo il 30% dei terreni coltivabili. E in molte regioni i problemi relativi alla qualità del suolo interessano oltre metà delle terre coltivate, specialmente in Africa Sub-Sahariana, in America del Sud, nel Sud-Est Asiatico e in Nord Europa. Insomma, ogni anno il pianeta perde una superficie agricola grande quanto l’Italia.
Per rendere semplice la comprensione del dato, è come se ogni secondo circa perdessimo una superficie di terreno fertile grande come un campo di calcio. Un campo di calcio al secondo!
I fattori sono molteplici, desertificazione causa innalzamento delle temperature, salinità dei terreni, deforestazione, irrigazione chimica, runoff agricolturale, espansione urbana.

Peraltro, le regioni del mondo che contribuiranno maggiormente a questa crescita saranno l’Africa per il 67%, l’Asia per il 25%, l’America Latina e i Caraibi per il 5%, l’America Settentrionale per il 3,2%, a dimostrare come i flussi demografici saranno marginali nelle aree attualmente ad elevata densità demografica ed invece importanti nelle zone sub-sahariane, centro-asiatiche, africane.

Quindi, serve trovare una soluzione che incrementi la produzione alimentare di ancora un 70% per le persone che andranno ad abitare il pianeta nei prossimi anni. E la superficie di terreno fertile disponibile non permette di arrivare a quei valori assoluti. Dovremmo infine andare a ricercare questo incremento nella parte vegetale e non animale. Il rapporto di utilizzo di acqua per produrre 1 Kg di caloria vegetale in open field rispetto ad 1 Kg di caloria animale è enorme, 1:100: per un chilogrammo di bistecca di manzo si utilizzano 15,000 litri di acqua, per un chilo di pomodori 150 litri.
Oggi nel mondo produciamo la corretta quantità di calorie edibili necessaria alla popolazione. Purtroppo le stagionalità e i cicli contribuiscono, però, a ridurre in maniera importante la disponibilità: produciamo, ma buttiamo molto.
Lo spreco alimentare non fornisce dati confortanti. Un terzo del cibo prodotto sul pianeta viene sprecato senza neanche arrivare a tavola. Nel mondo si sprecano circa 1,3 Miliardi di tonnellate di cibo l’anno, il cui 80% ancora edibile, oltre 1 miliardo di tonnellate di cibo che oggi gettiamo è ancora utilizzabile. Se fosse possibile recuperare gli sprechi potremmo sfamare oltre 2 miliardi di persone oggi.
In Italia, seppur leggermente sotto la media europea di 180 Kg pro-capite, si sprecano circa 150 Kg a testa all’anno, gravando circa 30 euro al mese a famiglia.
Lo spreco di cibo, preciso, non riguarda esclusivamente il lato domestico, anche si in Italia questo ha un peso importante, circa il 42%, ma l’intera filiera farm-to-fork, dalla produzione al consumo. La logistica, i sistemi di stoccaggio e di trasporto, hanno un peso enorme sul food-waste e sprecare cibo nel processo significa inevitabilmente eccesso di risorse buttate, gas emessi, footprint, acque, fertilizzanti. Ridurre lo spreco è fondamentale.

Quindi, schematizzando quanto sopra, dovremmo accrescere la produzione di cibo attuale di un ulteriore 70%, senza però utilizzare altro terreno fertile, diminuendo in maniera assoluta il consumo di acqua, ottimizzando gli sprechi, possibilmente riducendo il peso delle logistiche e dei trasporti.

Ecco il Vertical Farming, una possibile soluzione.
Coltivare verdure fresche e sane direttamente all’interno delle grandi aree urbane crea risposta alle problematiche elencate.
E’ una possibile soluzione, da valutare forzatamente, fuori di dubbio.

Coltivare dentro le città, rivalutando immobili dismessi per esempio, azzera trasporti, metro-zero quindi, offre cibo fresco tutti i giorni per ognuno ed azzera i flussi e gli spostamenti relativi all’accesso al cibo: possibile azzeramento di uso dell’auto e suoi relativi consumi, diminuzione del traffico veicolare urbano che libererebbe risorse e spazi per sistemi più sostenibili.

Source: fonti autore Tutti i Diritti Riservati.

Add Comment