One Due Leap: verso la 3 generazione di Vertical Farming !

La seconda generazione di Vertical Farming è oramai arrivata. Ecco perché è importante. Ma siamo già oltre, verso la Terza, dobbiamo considerare il balzo successivo.

Il Vertical Farming è oramai conosciuto come il sistema di coltivazione su piani verticali usando poco o zero suolo, in idroponica o aeroponica principalmente.
I prodotti sono di qualità più elevata perché completamente controllata, esenti da variabili climatiche o atmosferiche. Inoltre le Vertical Farm possono produrre costanti tutto l’anno, ogni giorno, abbattendo i costi di logistiche perché azzerano distanze e trasporti. Dunque, emissioni contro-climatiche.
L’industria del Vertical Farming sembra quindi poter esprimere la soluzione migliore tra le percorribili per poter produrre la massa edibile necessaria per la futura popolazione mondiale stimata in quasi 10 miliardi nei prossimi trenta anni, di cui il 70% urbana.

Il mercato del Vertical Farming è stato valutato a 2,3 miliardi USD nel 2018 e gli investimenti sono cresciuti negli ultimi 4 anni del 600%, dai 60 milioni USD nel 2015 ai 414 milioni USD nel 2018.
Con Capex elevati - un modello di scala industriale prevede investimenti iniziali nell’ordine delle decine di milioni USD - le Vertical Farm hanno dovuto superare ostacoli di ogni sorta, da culturali a gestionali.

Ma crediamo che la transizione tra la prima e la seconda generazione di Agricoltura sia forse uno tra i processi più importanti non solo nella storia di settore, ma per lo sviluppo dell’umanità nel pianeta.
La scarsità di risorse va di pari passo con la curva esponenziale dell’incremento demografico attuale. A breve dovremmo trovare soluzione per poter produrre ed offrire accesso al cibo ad oltre 10 miliardi di persone. Inoltre, una buona maggioranza dimorerà in perimetri urbani e necessariamente quindi oltre il 70% del prodotto agricolo sarà costretto a viaggiare molti chilometri per poter arrivare dai luoghi di produzione ai luoghi di consumo. Ciò comporterà una gestione delle emissioni obbligata.

Se la prima generazione agricola vincolava il lavoro dell’uomo al prodotto e sopratutto alla terra, la seconda consente di svolgere le operazioni di Vertical Farming senza il costante intervento dell’uomo. Non solo, le proprietà degli impianti - dati i Capex - saranno mediamente svincolate dal lavoratore diretto: proprietà e lavoro rimarranno assets differenziati.

Le nascenti Vertical Farming dei primi anni 2000 operavano con modelli di prima generazione. Ciò ha contribuito però alla verifica del sistema: si è raggiunta la consapevolezza di poter produrre ovunque, senza uso di suolo, con bassissime percentuali di acqua, senza chimica. Inoltre lo sviluppo in verticale ha permesso considerazioni di densità di prodotto per footprint che aprirono scenari di riqualificazione immobiliare piuttosto che marginalità di processi.
Tutto ciò ha permesso moltiplicatori di cicli produttivi assoluti, oltre a riportare la produzione di cibo vicino alla persona consumatore, prima volta nella storia moderna, nelle città o ovunque necessiti, con evidenti ripercussioni, in positivo, su inquinamento ed emissioni.

Ma la vera rivoluzione del Vertical Farming, sta nella ricerca di abbattimento dei costi operativi, principalmente energia e operatori.

Secondo AIE -l’Agenzia internazionale dell’energia-, in un report della fine 2018 https://energiaoltre.it/sostenibilita/, l'efficienza dell'illuminazione a LED dovrebbe aumentare di un ulteriore 70% entro il 2030, di pari passo alla discesa dei costi., si stima un abbattimento dell’Opex di oltre 10 punti percentuali.
Per il parametro manodopera entra in gioco, in maniera prepotente, la automazione, l’introduzione della AI, la gestione controllata dei processi, stimando una riduzione di circa il 20% dell’Opex.
Oltre alla futuristica e affascinante Iron Ox http://ironox.com/, soluzioni in ottica sostenibile, peraltro, già sono in atto, cito tra tutte Tigris Farm di Plenty o IGS in Europa.

Di contro, il mercato vede il placement e i RRP dei prodotti in Verticale leggermente superiori ancora ai biologici, ma si stima il livellamento nel giro dei prossimi 3-5 anni, su un mercato di oltre 100 miliardi di USD.

Quindi, se la prima generazione di VF operava sul CEA gestendo i parametri di crescita, in un senso i fattori direttamente relativi alla coltivazione - luce, Ph, aria, umidità -, la seconda generazione di VF cui stiamo assistendo necessiterà di controllo e gestione di Big Data derivanti dalla raccolta dei sistemi di ML operativi sui livelli, fino alla completa gestione ed operatività del sistema.

La fase successiva, quella che poi tutti chiameremo terza generazione del Vertical Farming, prevedo possa manifestarsi con la completa autogestione produttiva e di processo. Allora assisteremo davvero ad una diffusione di modelli più che sistemi, che saranno assets acquisiti, commodities.
Dovremo operare sulla gestione, quindi, non del processo produttivo, ma dei percorsi di sicurezza al cibo, anche derivanti dai flussi demografici sub-tropicali o sahariani o comunque delle regioni oggi mediamente affollate in confronto alle concentrazioni attuali. Sì, la terza generazione del Vertical forse per la prima volta nella sua storia si distaccherà dai protocolli di produzione per analizzare modelli di Food Security.

contenuto dell’autore: Bernardo Cigliano, Vertical Farming Enthusiast

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